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LE IDEE DI MERLINO

Merlino è un personaggio fantastico con radici vere che si sviluppano nell’alto medioevo e che, a partire dal XII secolo, vengono narrate e diffuse nel Galles meridionale in un ciclo di leggende che prendono il nome del protagonista principale: Re Artù. Grazie a successivi interventi letterari, ed ancor più cinematografici, la Tavola rotonda, Camelot, Excalibur, Percival, Lancillotto, Ginevra, la Dama del Lago… sono oggi conosciuti da tutti. Molte sono le storie e molti gli eroi che le caratterizzano, ma colui che le muove tutte e risolve problemi ed intrighi è Merlino, il quale non si limita ad intervenire nel momento del bisogno: Merlino è il mago, il saggio, il sapiente… colui che è in contatto con il mondo soprannaturale e, quindi, ogni suo intervento deve destare stupore. Non è importante ciò che fa, ma come lo fa.
Ecco che i prodotti della linea “Le Idee di Merlino” si caratterizzano per l’idea meccanica e l’invenzione, ma anche e soprattutto per la magia. Dobbiamo precisare che i diversi prodotti non hanno riferimenti specifici con le leggende bretoni o arturiane, ma risentono, invece, delle storie della nostra Terra: la Toscana. Ne citiamo alcune:  Non lontano da Siena, all’inizio di quel territorio selvaggio un tempo detto delle “Maremme senesi”, in una collinetta che ancora oggi sovrasta l’abbazia cistercense di S. Galgano, si trova la prima “Spada nella roccia” della storia, che un cavaliere della zona, Galgano appunto, conficcò nella roccia per simboleggiare il suo ritiro dal mondo ingiusto e cattivo, prima di dedicarsi all’eremitaggio. Forse potrebbe essere interessante sapere che il suo nome è molto simile a quello di Gawain (al tempo italianizzato in Galvano), nipote di Re Artù e cavaliere della Tavola Rotonda. Una coincidenza? Forse.

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TADDEO IL DRAGO VOLANTE

Il modellino, tutto in legno, è munito di un ingegnoso congegno che permette il movimento delle ali e del corpo. Tale congegno, dall'apparenza magica, è molto istruttivo e divertente da montare. La struttura che contiene il congegno per il movimento è stata lasciata aperta per poter apprezzare completamente il movimento. Sopra di essa troneggia, in tutta la sua possenza, un drago, a cui abbiamo dato il nome di Taddeo, perché nel disegnare le sue forme ci siamo ispirati alle guglie del trittico di Taddeo di Bartolo (Siena, 1362ca. – 1422) del duomo di Montepulciano. Si tratta quindi di un drago toscano, anche se con qualche citazionie nord europea. È prova di ciò la spada nella roccia, incisa sulla base, che non è quella di re Artù, ma quella della cappella di San Galgano a Montesiepi, tra Siena e la Maremma grossetana.

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Una storia racconta che nei boschi di Arcidosso, sul monte Amiata, molti secoli fa una grotta aveva all’ingresso una grossa pietra su cui una scritta ricordava che: «questa è l’antica memorabile grotta che edificò Merlino il savio mago […]».
Un bel giorno, per magia, la pietra scomparve. Si potrebbe pensare ad un burlone, se non fosse che qualche tempo dopo, nel vicino territorio di Santa Fiora, prese ad imperversare un drago grosso e cattivo il quale se non riuscì a distruggere tutto fu solo grazie al Mago Merlino, il quale fece intervenire, istruendolo a dovere e dotandolo di armi idonee, il cavaliere Giorgio… proprio quello che diventerà santo con l’attributo di uccisore di draghi. A distanza di secoli, nel convento della Selva di Santa Fiora si conserva ancora la mascella del mostruoso drago… almeno così qualcuno pensa.

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IL GATTO E IL TOPO

Antico automata quasi magico… anzi, molto magico

Detto anche il “Chiappatopo”, è un’Interpretazione in chiave moderna di antichi studi di macchine interessanti, non tanto per la loro specifica utilità, quanto per la loro curiosità, per l’aspetto e, soprattutto, per il modo con cui venivano risolti i problemi legati alla trasmissione del moto. Queste erano macchine che presentavano un’immagine dell’ingegnere molto simile a quella del mago. Il loro intento, infatti, era spesso quello di stupire dimostrando che: l’ingegno, come la magia, piega la natura ai voleri dell’uomo. Fra i primi a costruire “automata” si ricorda Erone di Alessandria (I sec. d.C.), scienziato, ingegnere, matematico, il quale per far muovere le sue macchine, non solo usava elementi meccanici ma anche la forza del vapore. Sull’argomento scrisse due trattati: “Mechanica” e “Automata”, fondamentali per i successivi costruttori dei mulini e della macchine da guerra.

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 Anche Leonardo progettò e costruì macchine, automi e marchingegni per la sua epoca ritenuti spesso “magici”. Il montaggio di questa simpatica macchina, non richiede particolari doti manuali o intellettive, non di meno permette di capire in modo semplice e divertente problemi di meccanica a volte complessi.

Il “Chiappatopo
modellino in legno in scatola di montaggio

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il Pappagrillo

Atto a saltare, come tutti i grilli, e a correre veloce, perché munito di due grosse ruote da “mountain bike”, trova però la sua giusta collocazione in una sorta di trono dal quale può dedicarsi alla sua passione di scocciatore, parlando e muovendosi contemporaneamente.
Alla base di tutto ciò c’è l’automata, piccolo e semplice, ma sufficiente a destare la meraviglia del movimento, nel quale, evidentemente, ha una parte importante il nostro Mago Merlino. Ma attenzione: l’oggetto non è un giocattolo, bensì un meccanismo didattico. È fatto di legno e, quindi, non sopporta il movimento continuo. Per cui, anche se non è facile resistere dal farlo muovere avanti e indietro, bisogna ricordarsi che è stato progettato per essere posizionato stabilmente sul suo supporto di appoggio, su cui però si possono far girare le ruote, le quali muoveranno le zampe, le ali e, quindi, la bocca… E quindi, il PappaGrillo è un oggetto da collezione in scatola di montaggio, atto allo studio del movimento di ruote e leveraggi, non è fatto per essere trascinato con un filo.

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il PappaGrillo in posizione di corsa - trascinandolo muove gambe, ali e ruote… e naturalmente il becco.

A sinistra il Pappagrillo con il suo "trono" con tutti i movimenti liberi 

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Negli anni ’50 del XX secolo Harold Edgerton, professore di elettrotecnica al Massachusetts Institute of Technology, combinando luci stroboscopiche con una fotocamera dotata di motore di avanzamento della pellicola ad alta velocità, studiò il modo di catturare immagini invisibili ad occhio nudo, cioè quelle che si formano quando una goccia cade su una superficie piana: l'occhio umano vede la sequenza che si sviluppa in modo fluido, ma non riesce a cogliere tutte le immagini di cui è composta. Nel 1957 Harold Edgerton realizzò la fotografia “Milk Drop Coronet”, una rivoluzionaria fotografia che congelava l'impatto di una goccia di latte su un tavolo, formando una corona di liquido visibile per un millisecondo. Altre fotografie, scattate successivamente facendo cadere una goccia su una superficie liquida, fecero vedere la serie di onde concentriche che si formano nell'impatto.

La Goccia di Riciclandia permette di osservare il movimento delle onde, di congelarle di sperimentare diverse velocità di propagazione… di creare forme artistiche che la natura ci mette a disposizione.

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LA GOCCIA DI RICICLANDIA

è un oggetto con fini didattici, disegnato con forme essenziali per arricchirlo di valore estetico. Si tratta di un automata con movimentazione manuale semplice che rappresenta un cinematismo, ossia una macchina che simula in maniera sintetica, ma enfatizzata e spettacolare, una delle più semplici manifestazioni della natura: Una goccia d'acqua che cade su uno specchio d'acqua. 

Riciclandia è un marchio registrato di
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